Care Colleghe, cari Colleghi,
fra poche settimane a Napoli si svolgerà il 37° Congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati: il primo dopo il risultato del referendum. Un congresso che ci consegna, insieme, una responsabilità ed un’occasione. La responsabilità di una magistratura che ha attraversato mesi difficili, segnati dalla dura campagna referendaria, conclusa con la difesa della nostra Carta costituzionale. E l’occasione di tornare a ragionare, tutti insieme, sul futuro della giurisdizione.
Abbiamo scelto per questo congresso un titolo ambizioso, «La giustizia che cambia: la sfida del nuovo umanesimo tra persona, tecnologia e garanzie costituzionali».
Sì, perché assistiamo ad una giustizia che cambia davvero e cambia in fretta: cambiano gli strumenti con cui lavoriamo, cambia la società in cui operiamo, cambiano le persone che incontriamo nelle aule. Il sottotitolo che accompagna il tema – la sfida del nuovo umanesimo tra persona, tecnologia e garanzie costituzionali – dice con chiarezza in quale direzione vogliamo guardare. Sarà un congresso che si interroga su come restare fedeli ai principi costituzionali mentre tutto, intorno a noi, muta forma.
Vogliamo aprire un confronto franco sui nodi che riguardano il mondo della giustizia. Lo vogliamo fare ascoltando punti di vista differenti, confrontandoci con il “fuori da noi” in modo costruttivo. E allo stesso modo alimentando un dibattito interno su quello che sarà il futuro della magistratura e dell’Associazione nazionale magistrati.
Il risultato della consultazione referendaria consegna tanti dati positivi. Il primo è quello della vittoria del no con 14 milioni e mezzo di voti. Il secondo è quello della rinnovata fiducia dei cittadini nella magistratura. Ma non basta. Ci sono stati oltre 12 milioni di sì alla riforma. Questo significa che abbiamo il dovere di confrontarci anche con i problemi che toccano ogni giorno chi frequenta i Palazzi di giustizia. Con i problemi della giustizia e della magistratura. E lo dobbiamo fare con serietà e franchezza.
Per tre giorni lavoreremo su questo, in due luoghi che sono essi stessi espressione della straordinaria storia napoletana e italiana: il Teatro San Carlo, per il quale non occorrono presentazioni, che ci accoglierà per la giornata inaugurale, e Castel Capuano, sede storica della giustizia partenopea, dove si svolgeranno le sessioni di lavoro del secondo e terzo giorno. Non è un dettaglio simbolico: vogliamo che il congresso sia un luogo di ascolto reciproco, tra noi magistrati e tra noi e la società civile, le istituzioni, le altre professioni della giurisdizione.
Il programma è stato costruito per tenere insieme i grandi temi di sistema – il ruolo dell’intelligenza artificiale nel lavoro del magistrato, l’autogoverno e l’indipendenza, la giustizia civile dopo il PNRR – e le questioni che toccano da vicino le persone: il lavoro e i suoi diritti negati, le migrazioni, i minori e le fragilità, il carcere, la violenza di genere, la lotta alle mafie. È un impianto che riflette la nostra idea di giurisdizione: mai autoreferenziale, mai chiusa in sé stessa, sempre capace di allargare lo sguardo dal caso particolare al disegno generale.
Ci saranno le istituzioni. Come consuetudine in ogni congresso dell’Associazione. E noi le ascolteremo con lo spirito che mi sono permesso di suggerire fin dal primo giorno del mio mandato: fermezza sulle ragioni della giurisdizione, disponibilità al confronto con chiunque e desiderio autentico di migliorare il sistema giustizia.
Chiudo con un invito, prima ancora che a partecipare, a esserci fino in fondo: nelle sessioni tematiche, nel dibattito assembleare, nel voto della mozione conclusiva. È così che l’Associazione Nazionale Magistrati continua a costruire, congresso dopo congresso, quel rapporto di fiducia che è la nostra ragione d’essere anche nei momenti più difficili.
Vi aspetto, Vi aspettiamo a Napoli.
il Presidente
Giuseppe Tango